Grillini to UCOII, Unacceptable Declaration about Pegah, Homosexuality is not a Desease

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Comunicato stampa Arcigay
Franco Grillini a UCOII, inaccettabili dichiarazioni su Pegah Emambakhsh, l’omosessualità non è una malattia :
Sono del tutto inaccettabili le dichiarazioni di Noureddine Chemmaoui, responsabile del dipartimento di affari sociali e diritti umani dell’UCOII (l’Unione delle comunità islamiche in Italia), a proposito di Pegah, la lesbica italiana che rischia di dover essere lapidata nel caso che il governo inglese decida di rimpatriarla.
Ci pare spaventosa, per una responsabile diritti umani, l’insistenza con la quale parla di lesbismo come peccato al quale l’Italia potrebbe offrire una possibile redenzione.
Nel caso specifico, poi, non è giustificabile che si rivendichi l’applicazione delle leggi del paese d’origine, come fa la Chemmaoui: “E’ giusto che una persona sia giudicata in base alle leggi del suo paese, dove molto dipende anche dal giudice”.
In Iran, lo ricordiamo, per coloro che la rappresentante definisce “malati” e “peccatori” c’è la pena di morte.
Le parole insultanti di Noureddine Chemmaoui, in rappresentanza del fanatismo islamico, sono offensive e vanno rispedite al mittente a cui ricordiamo, en passant, che l’omosessualità non è una malattia.
Bizzarro è infine che l’Ucoii riconosca l’esistenza di omosessuali nel mondo islamico ma che immagini che possano “anche non dirlo”. Il coming out è il primo passo per una vita serena, per un omosessuale, e in molti paesi islamici i gay non escono allo scoperto per tutelarsi la vita.
E’ penosa una società che costringe al silenzio, alla doppia vita e alla clandestinità il diverso.
Le dichiarazioni dimostrano che l’Ucoii è una organizzazione integralista, che non rappresenta il moderatismo islamico, e che non è meritevole della convenzione con lo Stato.
On. Franco Grillini

L’immagine è una fotografia scattata da Babsi Jones, che ringraziamo per l’autorizzazione ad utilizzarla, durante una manifestazione di protesta.
http://www.dirittiumani-iran.org/
A Venezia, una casa rifugio per Pegah




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